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semplicementeleonora
"Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?" (C.Pavese)
DIARI
21 giugno 2008
esserti amica...
mi dispiace...ma esserti amica è ancora più doloroso...
era meglio quando potevo odiarti. troppo tardi amore mio...



permalink | inviato da semplicemente Eleonora il 21/6/2008 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
DIARI
20 giugno 2008
POVERO MONTALE...

L'UNICA VERA VITTIMA DI TUTTA QUESTA STORIA E' LUI E LA SUA POESIA INCOMPRESA DA MEZZA ITALIA...
TROPPE CHIACCHIERE DISSACRANTI...

CARI GIORNALISTI...NON STIAMO PARLANDO DI NOVELLA 2000!!!!!

CHIUDO




permalink | inviato da semplicemente Eleonora il 20/6/2008 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
DIARI
18 giugno 2008
MATURITA' 2008

AIUTATEMI!!!!
DOMANI HO LA SECONDA PROVA (MATEMATICA) E NON SO COME FARE!!!
OGNI VOLTA PENSO DI ESSERE PRONTA,POI VADO A VEDERE LE PROVE DEGLI ANNI PASSATI ED E' SEMPRE UNA SORPRESA!!!!!NON C'E' MAI NIENTE (O QUASI) DI QUELLO CHE MI ASPETTO.
COSA DEVO FARE????
IMPARARE UN MANUALE SUPER COMPLETO DI MATEMATICA A MEMORIA?????E DA SOLA???

VI PREGO SONO DISPERATA! RISPONDETE!




permalink | inviato da semplicemente Eleonora il 18/6/2008 alle 19:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
DIARI
13 giugno 2008
il sesso e la città



permalink | inviato da semplicemente Eleonora il 13/6/2008 alle 19:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
DIARI
13 giugno 2008
il sesso e la città

Freud diceva che la libido fa parte dell'essere umano e che il vivere con gli altri,in una società civile,reprime questa istintualità...ma tutto ciò è inevitabile o,comunque,è il male minore.
E se,invece,oggi il vivere con gli altri significhi ESPRIMERE LIBERAMENTE questa libido?

Se la società sta cambiando,e se lo sta facendo così rapidamente,perchè ci ostiniamo a voler rimanere indietro?Ancorati alle nostre esigenze?
uomini e donne non si sono mai capiti...mai veramente
ma allora perchè continuiamo a sognare? perchè (soprattutto noi donne) continuiamo a sperare?
in cosa?
C'E' QUALCUNO CHE SI STA VERAMENTE ADATTANDO AI NUOVI STILI DI VITA?ED E' FELICE?ma chi è che si deve adattare?
la mia nn vuole essere una critica...badate bene. Io ci credo nell'AMORE (quello tutto maiuscolo nn con la A maiuscola) sono circondata da persone che si amano...e lo fanno da una vita
e credo anche nel SESSO,quello fatto in base all'attrazione fisica o ad un momento di debolezza o per ripicca,per disperazione o semplicemente perchè "ti va così",almeno una volta capita. MA NESSUNA DONNA(forse anche nessun uomo...nn posso saperlo) RINUNCEREBBE MAI ALL'AMORE. TANTO CHE A VOLTE SI CREA' L'ILLUSIONE DELL'AMORE. E POCHE DONNE SONO SINGLE X SCELTA,IN REALTA' E' UNA SCELTA OBBLIGATA

Riporto l'esordio di Carrie che,nel celebre telefilm Sex&theCity,fece proprio la mia stessa riflessione (o almeno in parte):

"Benvenuti nell'era dell'anti-innocenza, nessuno fa colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare. Facciamo colazione alle 7 e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il più in fretta possibile. L'autoconservazione e concludere affari hanno priorità assoluta... Cupido ha preso il volo dal condominio. Come ci siamo finite in questo pasticcio? Sono a migliaia le donne così in città, forse decine di migliaia, le conosciamo tutte  e tutti pensiamo che siano fantastiche, viaggiano, pagano le tasse, spendono 400 dollari per un paio di sandali all'ultimo grido e sono sole. Perchè ci sono tante fantastiche donne non sposate e nessuno uomo non sposato? (...) Era così? Le donne di NY stavano davvero rinunciando all'amore, stavano diventando potenti?"


no,siamo sempre più deboli...








permalink | inviato da semplicemente Eleonora il 13/6/2008 alle 18:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
POLITICA
11 giugno 2008
Pasolini scriveva così

Al di là degli schieramenti politici credo che spesso si tenda ad identificare una nostra insoddisfazione con un "capro espiatorio" a riversare tutto contro un'istituzione,un gruppo,una persona che sentiamo come nostra "nemica" o come "limitante" della nostra libertà.
Ci piace proprio prendercela con qualcuno...
Ma tutto ciò implica non solo una lotta inutile e incessante tra di noi e contro di noi,nel nostro circolo chiuso della società,ma anche odio e violenza (sia da destra come da sinistra).
Vittorini disse che un intellettuale può sentirsi in linea con un'idea,ma mantiene un pensiero autonomo,non di partito. In questo (forse solo in questo) io sono intellettuale. Spesso quello che pensiamo non è applicabile alla realtà o alla condizione in cui viviamo.
Riporto qui le frasi,a mio avviso,più significative di Pasolini in una lettera "scandalo" dopo i "fatti di Valle giulia"(1 marzo 1968): non per imporre il mio punto di vista riguardo alle lotte di classe o di partito,ma perchè credo che in un contesto come il nostro in cui viene continuamente alimentato l'odio fobico verso il diverso o verso qualcosa su cui proiettare i nostri disagi ci sia bisogno di ricordare "QUANTO E' RELATIVA LA CONFORMITA' DI UN'IDEA". E' così che io ho interpretato il messaggio di questo genio.

"Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, urbane o contadine che siano...Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha eguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l'essere odiati fa odiare). Hanno vent'anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente d'accordo contro l'istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la magistratura, e vedrete!...A Valle Giulia, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate, i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto), erano i poveri"...Questo, cari figli, sapete. E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti: la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia prende in considerazione solo voi) e l'aspirazione al potere. Si, i vostri slogan vertono sempre la presa di potere". ...Così parlando, chiedete tutto a parole, mentre, coi fatti, chiedete solo ciò a cui avete diritto (da bravi figli borghesi): una serie di improrogabili riforme, l'applicazione di nuovi metodi pedagogici, e il rinnovamento di un organismo statale. Bravi! Santi sentimenti!Che la buona stella della borghesia vi assista!".
 
Amen.




permalink | inviato da semplicemente Eleonora il 11/6/2008 alle 14:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
CULTURA
10 giugno 2008
omaggio ad Audrey Hupburn (youtube)



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CULTURA
10 giugno 2008
L'avventura di due sposi
Ecco un brano di Calvino che mi ha particolarmente colpito...forse perchè il testo neorealista per eccellenza è,a mio avviso, anche il più rappresentativo dei nostri tempi. 

"L’operaio Arturo Massolari faceva il turno della notte, quello che finisce alle sei. Per rincasare aveva un lungo tragitto, che compiva in bicicletta nella bella stagione, in tram nei mesi piovosi e invernali. Arrivava a casa tra le sei e tre quarti e le sette, cioè alle volte un po’ prima alle volte un po’ dopo che suonasse la sveglia della moglie, Elide.
Spesso i due rumori: il suono della sveglia e il passo di lui che entrava si sovrapponevano nella mente di Elide, raggiungendola in fondo al sonno, il sonno compatto della mattina presto che lei cercava di spremere ancora per qualche secondo col viso affondato nel guanciale. Poi si tirava su dal letto di strappo e già infilava le braccia alla cieca nella vestaglia, coi capelli sugli occhi.
Gli appariva così, in cucina, dove Arturo stava tirando fuori i recipienti vuoti dalla borsa che si portava con sé sul lavoro: il portavivande, il termos, e li posava sull’acquaio. Aveva già acceso il fornello e aveva messo su il caffè.
Appena lui la guardava, a Elide veniva da passarsi una mano sui capelli, da spalancare a forza gli occhi, come se ogni volta si vergognasse un po’ di questa prima immagine che il marito aveva di lei entrando in casa, sempre così in disordine, con la faccia mezz’addormentata. Quando due hanno dormito insieme è un’altra cosa, ci si ritrova al mattino a riaffiorare entrambi dallo stesso sonno, si è pari.
Alle volte invece era lui che entrava in camera a destarla, con la tazzina del caffè, un minuto prima che la sveglia suonasse; allora tutto era più naturale, la smorfia per uscire dal sonno prendeva una specie di dolcezza pigra, le braccia che s’alzavano per stirarsi, nude, finivano per cingere il collo di lui.
S’abbracciavano. Arturo aveva indosso il giaccone impermeabile; a sentirselo vicino lei capiva il tempo che faceva: se pioveva o faceva nebbia o c’era neve, a secondo di com’era umido e freddo. Ma gli diceva lo stesso: – Che tempo fa? – e lui attaccava il suo solito brontolamento mezzo ironico, passando in rassegna gli inconvenienti che gli erano occorsi, cominciando dalla fine: il percorso in bici, il tempo trovato uscendo di fabbrica, diverso da quello di quando c’era entrato la sera prima, e le grane sul lavoro, le voci che correvano nel reparto, e così via.
A quell’ora, la casa era sempre poco scaldata, ma Elide s’era tutta spogliata, un po’ rabbrividendo, e si lavava, nello stanzino da bagno. Dietro veniva lui, più con calma, si spogliava e si lavava anche lui, Lentamente, si toglieva di dosso la polvere e l’unto dell’officina. Così stando tutti e due intorno allo stesso lavabo, mezzo nudi, un po’ intirizziti, ogni tanto dandosi delle spinte, togliendosi di mano il sapone, il dentifricio, e continuando a dire le cose che avevano da dirsi, veniva il momento della confidenza, e alle volte, magari aiutandosi a vicenda a strofinarsi la schiena, s’insinuava una carezza, e si trovavano abbracciati.
Ma tutt’a un tratto Elide: – Dio! Che ora è già! – e correva a infilarsi il reggicalze, la gonna, tutto in fretta, in piedi, e con la spazzola già andava su e giù per i capelli, e sporgeva il viso allo specchio del comò, con le mollette strette tra le labbra. Arturo le veniva dietro, aveva acceso una sigaretta, e la guardava stando in piedi, fumando, e ogni volta pareva un po’ impacciato, di dover stare lì senza poter fare nulla. Elide era pronta, infilava il cappotto nel corridoio, si davano un bacio, apriva la porta e già la si sentiva correre giù per le scale.
Arturo restava solo. Seguiva il rumore dei tacchi di Elide giù per i gradini, e quando non la sentiva più continuava a seguirla col pensiero, quel trotterellare veloce per il cortile, il portone, il marciapiede, fino alla fermata del tram. Il tram lo sentiva bene, invece: stridere, fermarsi, e lo sbattere della pedana a ogni persona che saliva. “Ecco, l’ha preso”, pensava, e vedeva sua moglie aggrappata in mezzo alla folla d’operai e operaie sull’”undici”, che la portava in fabbrica come tutti i giorni.
Spegneva la cicca, chiudeva gli sportelli alla finestra, faceva buio, entrava in letto.
Il letto era come l’aveva lasciato Elide alzandosi, ma dalla parte sua, di Arturo, era quasi intatto, come fosse stato rifatto allora. Lui si coricava dalla propria parte, per bene, ma dopo allungava una gamba in là, dov’era rimasto il calore di sua moglie, poi ci allungava anche l’altra gamba, e così a poco a poco si spostava tutto dalla parte di Elide, in quella nicchia di tepore che conservava ancora la forma del corpo di lei, e affondava il viso nel suo guanciale, nel suo profumo, e s’addormentava.
Quando Elide tornava, alla sera, Arturo già da un po’ girava per le stanze: aveva acceso la stufa, messo qualcosa a cuocere. Certi lavori li faceva lui, in quelle ore prima di cena, come rifare il letto, spazzare un po’, anche mettere a bagno la roba da lavare. Elide poi trovava tutto malfatto, ma lui a dir la verità non ci metteva nessun impegno in più: quello che lui faceva era solo una specie di rituale per aspettare lei, quasi un venirle incontro pur restando tra le pareti di casa, mentre fuori s’accendevano le luci e lei passava per le botteghe in mezzo a quell’animazione fuori tempo dei quartieri dove ci sono tante donne che fanno la spesa alla sera.
Alla fine sentiva il passo per la scala, tutto diverso da quello della mattina, adesso appesantito, perché Elide saliva stanca dalla giornata di lavoro e carica della spesa. Arturo usciva sul pianerottolo, le prendeva di mano la sporta, entravano parlando. Lei si buttava su una sedia in cucina, senza togliersi il cappotto, intanto che lui levava la roba dalla sporta. Poi: – Su, diamoci un addrizzo, – lei diceva, e s’alzava, si toglieva il cappotto, si metteva in veste da casa. Cominciavano a preparare da mangiare: cena per tutt’e due, poi la merenda che si portava lui in fabbrica per l’intervallo dell’una di notte, la colazione che doveva portarsi in fabbrica lei l’indomani, e quella da lasciare pronta per quando lui l’indomani si sarebbe svegliato.
Lei un po’ sfaccendava un po’ si sedeva sulla seggiola di paglia e diceva a lui cosa doveva fare. Lui invece era l’ora in cui era riposato, si dava attorno, anzi voleva far tutto lui, ma sempre un po’ distratto, con la testa già ad altro.
In quei momenti lì, alle volte arrivavano sul punto di urtarsi, di dirsi qualche parola brutta, perché lei lo avrebbe voluto più attento a quello che faceva, che ci mettesse più impegno, oppure che fosse più attaccato a lei, le stesse più vicino, le desse più consolazione. Invece lui, dopo il primo entusiasmo perché lei era tornata, stava già con la testa fuori di casa, fissato nel pensiero di far presto perché doveva andare.
Apparecchiata tavola, messa tutta la roba pronta a portata di mano per non doversi più alzare, allora c’era il momento dello struggimento che li pigliava tutti e due d’avere così poco tempo per stare insieme, e quasi non riuscivano a portarsi il cucchiaio alla bocca, dalla voglia che avevano di star lì a tenersi per mano.
Ma non era ancora passato tutto il caffè e già lui era dietro la bicicletta a vedere se ogni cosa era in ordine. S’abbracciavano. Arturo sembrava che solo allora capisse com’era morbida e tiepida la sua sposa. Ma si caricava sulla spalla la canna della bici e scendeva attento le scale.
Elide lavava i piatti, riguardava la casa da cima a fondo, le cose che aveva fatto il marito, scuotendo il capo. Ora lui correva le strade buie, tra i radi fanali, forse era già dopo il gasometro. Elide andava a letto, spegneva la luce.
Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito,per cercare il calore di lui, ma ogni volta s’accorgeva che dove dormiva lei era più caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza."

(Italo Calvino)


Non una storia di amore e tenerezza,nè la cronaca di una realtà sociale...
Ma entrambe le cose fuse insieme ed elevate all'ennesima potenza.
Grazie

Ele




permalink | inviato da semplicemente Eleonora il 10/6/2008 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
DIARI
9 giugno 2008
Donna-bambina

Amore immenso e vero,

devo lasciarti andare adesso,

o non sarai mai felice,

sono giovane,

troppo...

vengo a riprenderti tra 10 anni

Tu sai bene che quando dico una cosa la faccio,preoccupati

Ti amo

 




permalink | inviato da semplicemente Eleonora il 9/6/2008 alle 12:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
DIARI
9 giugno 2008
Tra poco ho gli esami! Aiuto!

 Esami...esami...esami...
ANSIA E MALINCONIA...sciò sciò!!!!!!




permalink | inviato da semplicemente Eleonora il 9/6/2008 alle 10:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Curiosità
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Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
 
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicita'.

Martha Medeiros



IL CANNOCCHIALE